di Giancarlo Filiani

Nella storia: il meraviglioso e vittorioso torneo edizione 2017/2018, con l’ottimo Presidente Salvatore Caiata e il bravissimo tecnico Nicola Ragno è stato un capolavoro di lungimiranza, intelligenza, forza e organizzazione con il pubblico rossoblù che è ritornato in gran numero a popolare il glorioso ma ormai logoro stadio Viviani.

Sin dalla conferenza stampa di presentazione della nuova dirigenza rossoblù, in un afoso pomeriggio di luglio, si era intuito che qualcosa di nuovo c’era nell’aria, le sensazioni erano positive, nonostante quel fisiologico scetticismo figlio delle delusioni degli anni precedenti.

Il Presidente Caiata, da subito ha dato l’impressione di avere le idee chiare, di possedere le qualità, le competenze, la cultura sportiva e una grande carica umana per iniziare nel migliore dei modi l’annata calcistica 2017/2018.

Il campionato di serie D è noto, è una campionato duro, difficilissimo da vincere. Perché lo vince solo una squadra su diciotto e quindi chi vuole ambire al traguardo finale non deve essere solo una squadra forte, ma deve essere la più forte e soprattutto fare più punti di tutti. E quest’anno la concorrenza era davvero spietata con squadre blasonate e attrezzate come Taranto, Cavese, Cerignola e altre ancora altrettanto desiderose come il Potenza di approdare in Lega Pro.

Ma cosa ha determinato il gap per la vittoria finale?

Cosa ha avuto in più il Potenza in più degli avversari, in particolar modo della Cavese?

La campagna acquisti estiva è stata gestita con grande acume e professionalità dalla dirigenza potentina, ben consapevole come fosse opportuno allestire la squadra già in estate, senza ritardi, per trovarsi pronti alle prime giornate di campionato con una formazione allenata e ben amalgamata.

La scelta di un tecnico preparato con doti professionali e umane come Nicola Ragno, già vincitore in carriera di svariati tornei nei campionati regionali pugliesi e di serie D è stata una scelta che si è rivelata azzeccata, felicissima intuizione del Presidente Caiata all’alba di una domenica di fine luglio.

In breve tempo è stata messa a disposizione del tecnico pugliese una corposa rosa equilibrata, mix perfetto tra giocatori di esperienza e giovani promesse, con la riconferma di qualche buon elemento della rosa dell’anno precedente e, ciliegina sulla torta, l’acquisto in settembre del bomber paulista Carlos França dalla Triestina, calciatore che con la sua classe sopraffina, le sue semplici ma efficaci giocate, a tratti spettacolari, e la sua umanità ha fatto da subito breccia nelle simpatie dei tifosi locali.

Una formazione ben costruita e assortita è stata una delle ragioni del successo di questo campionato, la riprova che non sono solo i nomi a fare grandi i club calcistici, ma è la programmazione nel scegliere gli atleti giusti ed integrarli in una squadra che giochi bene per caratteristiche tecniche ma anche comportamentali.

L’aver resistito, nel corso del mercato cosiddetto di riparazione novembrino, agli stereotipi per cui bisogna per forza rinforzarsi anche quando non ce n’è bisogno, è stato segno di grande intelligenza e maturità della dirigenza e dello staff tecnico che hanno operato un unico innesto effettivamente utile a centrocampo, l’eccellente Coppola che ha dato una mano concreta in quel reparto.

Una rosa ampia che in un torneo difficile come quello di serie D, insieme agli altri impegni di Coppa, ha fornito garanzie in termini di affidabilità e rendimento.

Difficile distinguere nel Potenza edizione 2017/2018 tra titolari e riserve, possiamo piuttosto affermare che gli undici che scendevano in campo potevano essere surrogati in qualsiasi momento della gara da altri calciatori che subentravano. In un certo senso ogni calciatore che scendeva in campo dall’inizio aveva una sorta di alter ego in panchina e l’introduzione, quest’anno, delle cinque sostituzioni ha senza dubbio favorito tale processo. Una panchina lunga di qualità che ha consentito alla squadra di giocare quasi sempre su alti livelli e con pari freschezza per tutta la gara, e non è un  caso che molti match sono stati risolti proprio nei minuti finali.

Sicuramente altri fattori hanno determinato il successo finale. Fra questi la coppia offensiva sudamericana Guaita- França è stata certamente un valore aggiunto notevole. L’argentino, pronipote dell'ex calciatore Enrico Guaita, campione del mondo con l'Italia nel 1934, e il brasiliano, dopo un lungo peregrinare in campionati di tutto il mondo, dalla Cina all’Honduras, dalla Spagna agli Stati Uniti, sono giunti a Potenza con un bagaglio calcistico notevole sia pur in età matura. L’estroso argentino, arrivato lo scorso campionato con qualche scetticismo in una squadra che sembrava allo sbando e poi condotta ad una salvezza insperata da Mister Biagioni (a proposito onore anche a lui!), è stato determinante con alcuni gol e scorribande con assist al bacio dalla fascia destra che hanno ricordato, per certi versi, il Bruno Conti del Mundial spagnolo vinto dall’Italia nel 1982.

Le reti di Carlos França rimarranno nella storia del club caro ad Alfredo Viviani, pioniere del calcio potentino, con rovesciate spettacolari, colpi di testa potenti e precisi, realizzazioni decisive su azione e calci piazzati. Un vasto repertorio di giocate di classe, un campionario incredibile per un giocatore che si stenta comprendere come mai in carriera non abbiamo giocato in campionati più importanti di questo, almeno in Italia.

Ma sarebbe ingeneroso limitare alle prodezze del centravanti paulista e del puntero argentino le ragioni del successo rossoblù. Tutta, ma proprio tutta, la squadra rossoblù ha giocato quasi sempre ad altissimi livelli, rimanendo sempre concentrata e determinata nel raggiungimento dell’obiettivo così come è nell’indole del Presidente Caiata e di Mister Ragno.

Tanti i momenti topici di questo torneo avvincente; dovendo scegliere diremmo le spettacolose rovesciate di Re Carlos França, decisive rispettivamente ai fini della vittoria interna contro il Cerignola e del preziosissimo pari casalingo contro la Cavese: in entrambe le reti, superbe le azioni della squadra con cross incrociati coast to coast, impreziosite e finalizzate dalle indimenticabili stoccate balistiche della punta potentina.

Determinante anche il gol, fortemente voluto, dopo tre-quattro tackles vinti in sequenza, dal terzino Biancola, nella vittoriosa trasferta di Taranto che ha interrotto un mini-periodo negativo della formazione, una prova di forza, di carattere e compattezza della squadra.

Come pure le rimonte al cardiopalma nelle trasferte di Manfredonia e Frattamaggiore e i successi all’ultimo respiro di Torre del Greco e in casa contro la Sarnese.

Senza dimenticare le parate salva-risultato di Mazzoleni a Taranto e di Breza a Manfredonia e in casa contro il San Severo.

Tutto bello, anzi bellissimo. Un campionato incredibilmente avvincente e di grande pathos.

Da anni non si vivevano emozioni tali e il ritorno del gran pubblico in uno stadio Viviani obiettivamente troppo piccolo e inadeguato, è stato il fiore all’occhiello di una cavalcata decisamente entusiasmante. Come lo spettacolare colpo d’occhio, nel corso dell’ultima vittoriosa gara interna contro il Taranto che ha determinato la vittoria matematica del torneo, fornito dal glorioso impianto sportivo di Viale Marconi, letteralmente sommerso da tifosi festanti, famiglie e, soprattutto da tante donne e bambini.

I tempi sono maturi per il ritorno alla grande nel calcio che conta, con il vivo auspicio che da subito si lavori alacremente per risolvere la grana stadio Viviani, che, come detto, necessita un restyling importante per gli adeguamenti necessari per disputare la Lega Pro.

Lo sport e il calcio in genere è solo una parte della società ma nella nostra comunità, come altrove e forse anche di più, riveste un ruolo essenziale, aggregante e trainante perché, come affermava l’ex CT della nazionale Arrigo Sacchi “il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti”.

Sicuramente ci aspetta un’estate ricca di entusiasmo ed è risaputo che la passione è una forma di energia straordinaria.

Fondamentale, per la prossima stagione calcistica, sarà conservare la categoria così faticosamente ma meritatamente raggiunta, dopo anni decisamente bui e di sofferenza, anche se nessun traguardo è precluso come del resto il campionato di quest’anno ci ha insegnato; con una gestione intelligente societaria, con un’ulteriore crescita di tutto l’ambiente, anche nel giro di qualche anno si può anche aspirare a qualcosa di più: il sogno di intere generazioni che della serie B ne hanno sentito parlare solo da nonni e papà.

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